Filippo Penati, ex sindaco giudica la situazione di Sesto: “Questa Giunta non ha dato ascolto ai cittadini e la città ha perso rango scivolando verso un immeritato anonimato di periferia urbana ma ci sono 18mila elettori scontenti che hanno da esprimere nuove idee”

 

Filippo Penati nuovamente in campo.

Filippo Penati nuovamente in campo.

    SESTO SAN GIOVANNI – Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex Presidente della Provincia di Milano ha deciso di rimettersi al servizio dei cittadini. La sua presenza nei dibattiti che si stanno sviluppando in città sul futuro dell’ex Stalingrado d’Italia, spoglia delle grandi industrie ed in cerca di una nuova identità socio-economica, desta molto interesse. Riaccende speranze sopite di sestesi che vorrebbero rivedere una città protagonista e non abbandonata con problemi quotidiani irrisolti. Abbiamo chiesto d’intervistarlo per capire cosa (e come) è cambiata Sesto e quale futuro si prospetta per i cittadini, analizzando anche i dati dei risultati elettorali.

  • Scusi Penati, ma fare politica oggi è come negli anni scorsi? Qual è il significato dell’ultimo voto referendario?

“La prima considerazione da fare è che quattro o cinque anni, in politica, possono essere un’era geologica. Pensiamo a cos’era la politica nel 2012, con il governo Monti, Renzi ancora all’orizzonte e il M5S un fenomeno ancora in via di affermazione. Oggi è tutto diverso! Soprattutto dopo il referendum del 4 dicembre scorso. Anche a Sesto San Giovanni ha vinto il no con 8 punti percentuali di scarto. A questo referendum hanno votato più di 42.000 sestesi contro i 24.000 che votarono 4 anni fa al ballottaggio vinto da Monica Chittò. Tradotto, ci sono ben 18.000 sestesi che solo 4 anni fa decisero di non partecipare al voto per scegliere il loro sindaco e che il 4 dicembre sono invece andati ai seggi decretando la vittoria dei no. E tra questi c’è, ne sono certo, molta gente di sinistra. Sono convinto che li dentro ci sia tanta storia di Sesto che si è dispersa e che non  può non essere recuperata”.

  • Quindi Lei parla di un “esercito” di elettori silente pronto ad essere mobilitato da una politica appropriata a questa città che stenta a ritrovare una nuova identità, con molti simpatizzanti di sinistra pronti a contribuire al cambiamento?

“Il clima di disaffezione verso la politica perdura e nel contempo è cresciuto il malcontento e l’insicurezza sociale in larghe fasce della popolazione specie tra i giovani. È in questo contesto che Sesto si avvia alle prossime elezioni per il sindaco. Se ancora c’è chi si illude che Sesto continui ad essere un “porto sicuro” per la sinistra,  deve definitivamente ricredersi. Sesto è da molto tempo un luogo dove la sinistra non deve dare nulla per scontato. Anche qui, come altrove, per i cittadini ormai contano i valori, le idee, i progetti in campo e non le sigle dei partiti. Sesto è contendibile dal centrodestra e sopratutto dal m5s e di fronte al venir meno di una sinistra riformista che di Sesto era un’espressione viva e non una semplice offerta di opzione elettorale, è naturale che sia così. Qui la sindaca e l’Amministrazione uscente non hanno particolarmente brillato per realizzazioni e risultati, forse anche per incapacità o superficialità nel leggere e affrontare una realtà complessa come quella sestese”.

  • Un giudizio severo da uno di sinistra, basato su quali presupposti?

“Infatti, ciò che risulta evidente in modo diffuso e che pesa negativamente è la lontananza e la freddezza con cui sindaco e Giunta hanno condotto il loro mandato amministrativo. È mancato un rapporto costante con i cittadini, non c’è stata, per la prima volta nella storia della città, la disponibilità all’ascolto, c’ė stato un deficit clamoroso di relazione. A Sesto la sinistra di governo, prima ancora che produrre buona amministrazione, ha sempre ritenuto fondamentale lavorare per stare in sintonia e in stretto rapporto con la comunità sestese, ancor di più, di esserne una rappresentazione coerente. In più, Sesto ha perso rango ed è scivolata verso un immeritato anonimato da periferia urbana che non le rende giustizia, che ne nega addirittura vocazione e storia.

Crisi perdurante della politica, mobilitazione degli elettori al referendum che ha premiato il voto di protesta, diffuso malessere dei sestesi nei confronti di questa Amministrazione, e infine pericolo che il M5s che possa vincere anche qui il prevedibile ballottaggio non sono bastati a far aprire gli occhi ai dirigenti sestesi del pd di sel e di rc. i quali si sono arroccati in una coalizione blindata teorizzando l’autosufficienza al grido: “squadra che vince non si cambia”. Ma in quale “campionato” si pensano di giocare?”.

  • Ma Lei sostiene questa posizione per la sua esperienza passata o per le cose che riscontra ora?

“Ho avuto l’onore di fare il sindaco di questa città per otto anni e posso testimoniare, per esperienza personale, quanto la forza della sinistra sia sempre stata la sua dinamicità politica, la capacità di innovare assumendo la responsabilità del governo delle trasformazioni sociali per orientarle verso esiti positivi. In una parola, di assumersi il rischio e di accettare la sfida, mai e poi mai di fuggirne per garantirsi franchigie, ruoli e carriere. La sinistra, quella che conosco e amo io, è progresso e mai conservazione. È impegno e capacità di stare dentro i movimenti sociali, qualche decina di anni fa avrei detto alla testa di quei movimenti, mentre oggi devo con grande preoccupazione rilevare che i dirigenti del centrosinistra li snobbano”.

  • Lei sostiene che a questa amministrazione è mancata la capacità di leggere e interpretare il modo di fare politica in base alle nuove esigenze dei cittadini?

“Ad esempio: come fa un dirigente politico a non chiedersi cosa è cambiato nei pensieri e nelle aspettative di quei 18.000 sestesi che hanno così radicalmente cambiato atteggiamento verso il voto e sono tornati alle urne invece di autoescludersi? Ripeto, tra loro, ne sono certissimo, c’è tanto popolo di sinistra, ci sono tantissimi elettori ed elettrici delle amministrazioni sestesi del passato. È necessario riprendere contatto con i sestesi pensando anche a loro a quel patrimonio di ideali e di impegno civile che hanno storicamente rappresentato e che è andato disperdendosi. Se si vuole rigenerare la politica, quella di sinistra in particolare, è dal basso, dai territori, dai municipi, che bisogna partire”.

  • Come giudica i partner di Giunta che durante il mandato hanno spesso criticato le scelte ed ora si coalizzano attorno alla sindaca Chittò?

“I dirigenti sestesi di Pd, sel e rif. Comunista scivolando sempre più verso la piena autoreferenzialità hanno determinato l’isolamento di ciò che è rimasto della coalizione di centrosinistra uscita vittoriosa alle elezioni del 2012, praticamente lasciando indifesi i propri elettori davanti alla situazione che stiamo vivendo. Anche il centrodestra, a parte la non trascurabile novità di aver ritrovato l’unità con la Lega, non pare saper andare molto oltre i confini dei partiti tradizionali. A fronte di questa “paralisi” dei partiti tradizionali in città proliferano le iniziative che partono dal territorio”.

  • Quindi giudica positiva la nascita del Movimento Popolare al quale si è avvicinato per riproporre politica per i cittadini?

“In questo ambito un tentativo importante è quello di una realtà come il Comitato Popolare x Sesto alla cui nascita ho contribuito anch’io. L’obiettivo a cui stiamo lavorando è quello di dar voce e rappresentanza diretta ai cittadini, riannodare i fili spezzati tra politica e opinione pubblica con un’operazione che abbiamo definito “rigenerare la politica dal basso”. Questo nostro impegno ha trovato riscontri molto positivi, anche se inevitabilmente necessitano approfondimenti futuri, tra le forze civiche e l’associazionismo sestese, Ed anche qui, per non smentirsi, i dirigenti dei tre partiti tradizionali del centrosinistra sono rimasti sordi ad ogni invito e a ogni opportunità di confronto sincero e senza preclusioni. Il progetto del Comitato Popolare x Sesto, cioè di costituire un grande polo civico, democratico e popolare, non si arresta e non cambia. Sono le cittadine e i cittadini sestesi che interessano al Comitato popolare non i partiti. È Sesto e il suo futuro ciò per cui il Comitato è impegnato, non per qualche delega o qualche nomina, qualche medaglia di cartone”. (F. Po.)

 



Categorie:Inchieste, Politica

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