VERSO IL BALLOTTAGGIO / Le dichiarazioni di Monica Chittò su Di Stefano e Caponi di non onestà e trasparenza sulle dichiarazioni rese alla piattaforma “Sai chi voti”

 

Monica Chittò

   SESTO SAN GIOVANNILa denuncia di Di Stefano per diffamazione ha origine dalle dichiarazioni rilasciate da Monica Chittò, sulla base del documento sottoscritto alla piattaforma “Sai chi voti” dove i candidati sindaco s’impegnavano a dire tutto in onestà e trasparenza. Secondo Monica Chittò questo non è avvenuto tanto da dichiarare:

Molti cittadini sestesi e alcuni movimenti politici chiedono ai candidati sindaci o consiglieri comunali la massima trasparenza e fanno di questa richiesta uno dei criteri fondamentali per fare la loro scelta. Proprio per questo tutti i candidati sindaci Monica Chittò, Roberto Di Stefano, Giampaolo Caponi, Antonio Foderaro, Alessandro Piano e Giovanni Urro hanno sottoscritto un impegno di trasparenza con la piattaforma “Sai chi voti” che ha chiesto ad ognuno di esplicitare la situazione giudiziaria, i casi di incompatibilità, gli impegni che ciascuno prende per essere in linea con le richieste degli elettori.

Di Stefano nel suo curriculum evita di dire che è stato, a partire dal 3 agosto 2011 amministratore della società Bic La Fucina, che era partecipata dalla Provincia di Milano, da alcuni Comuni tra cui quello di Sesto San Giovanni, e da altri enti. Tralascia di dirlo perché si trattava di un cumulo di cariche, dato che in quell’epoca Di Stefano era anche consigliere comunale di Sesto San Giovanni. E soprattutto perché pende presso la Procura della Corte dei Conti della Lombardia un procedimento motivato dal fatto che Di Stefano ha incassato 62 mila euro come Amministratore de La Fucina, mentre la legge già allora impediva ad un consigliere comunale o a un sindaco di ricevere compensi come Amministratore di una società partecipata dal suo Comune.

L’allora segretario comunale dott. Spoto aveva segnalato alla Corte dei Conti l’irregolarità, ma Di Stefano lo aveva diffidato dal proseguire nei controlli. Di più. il Procuratore scrive: “E’ indubbiamente connotata da dolo la condotta del Di Stefano, il quale, diffidando il Segretario Comunale dott. Spoto dall’intraprendere ulteriori iniziative ha sicuramente ostacolato i doverosi controlli sulla sua posizione allo scopo di continuare a percepire indebitamente gli emolumenti“.
La piattaforma “Sai chi voti” chiede tra l’altro ai candidati sindaci “Hai procedimenti presso la giurisdizione penale, civile, contabile o carichi pendenti?” Di Stefano mente, rispondendo “Nessuno“. C’è persino un lato ironico nella vicenda perché il candidato della destra parlando della sua attività come consigliere comunale negli anni scorsi vanta di avere promosso ricorsi alla Corte dei Conti per segnalare pretese irregolarità del Comune. Avrà segnalato anche la sua?

Anche Caponi viene meno agli impegni che si era preso con la piattaforma “Sai chi voti”. Infatti sotto la voce “Dichiarazione sui finanziamenti elettorali” appare ad oggi in neretto una nota: “Non ha mantenuto l’impegno a dichiarare i finanziamenti ricevuti”. Due candidati, nessuna trasparenza. (Monica Chittò)

 

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Categorie:Politica

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