Pentagramma politico: Di Stefano il sindaco dei selfie paga profumatamente un “curatore d’immagine” per sommare una gaffes dietro l’altra

   Ha urlato ai quattro venti di aver ereditato dalla giunta Chittò un bilancio fallimentare. Ha tentato di chiudere il servizio “Piccoli&Grandi” per poi fare una clamorosa marcia indietro, dopo le proteste delle mamme. Ha denunciato pubblicamente le associazioni di occupare, a spesa dei contribuenti, gli spazi pubblici. Ha minacciato, tramite l’assessora al Bilancio Pini, di aumentare le tariffe dei nidi per contenere il disavanzo. Ha predicato insieme all’evanescente suo vice, capitan Caponi, di fare della trasparenza lo stile della sua amministrazione, anche se poi è inciampato sulla proposta del consigliere Alessandro Piano di rendere trasparenti le assunzioni nella pubblica amministrazione.

Parliamo del nostro “mister selfie”, cosi denominato dal leader di Sesto nel Cuore, Roberto Di Stefano sindaco di Sesto, che alla prima occasione per dimostrare tutta la sua probità è cascato miseramente nella sistemazione di un suo compagno di partito, nominandolo addetto all’immagine: manco fosse il Presidente Trump. Tutto per la “modica spesa ” di 220 mila euro.

Naturalmente senza concorso, per chiamata diretta e senza precisi requisiti in quanto il nuovo consulente non risulta essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti. Tutto questo dopo aver allontanato e collocato altrove il vecchio addetto stampa. Così i sestesi si trovano a pagarne due: il vecchio e il nuovo. E cosa ti fa, alla sua prima uscita il nostro curatore d’immagine? Fa dire all’assessore Magro presente alle celebrazioni dell’eccidio di Piazzale Loreto, che ci furono partigiani “repubblichini” e che la lotta partigiana fu un “fenomeno”. Una première sortie che da la giusta dimensione delle qualità del nuovo consulente.

D’altronde Di Stefano, che ha fatto della comunicazione il suo forte, continua nella propaganda dimenticando che ora è al governo della città. Proprio in questi giorni la sua bramosia comunicativa gli ha fatto fare altre gaffes. La prima attribuendo alla compiacente assessora Tittaferrante un merito che non ha: quello dell’adesione all’iniziativa della Regione “nidi gratis” per famiglie indigenti, presentandola come novità e omettendo di dire che la stessa iniziativa era già stata assunta dalla giunta Chittò.

Non contento in un comunicato ha sbandierato ai quattro venti che il servizio pubblico odontoiatrico continuerrà ad esistere, polemizzando col Pd, reo secondo Lui di aver creato falsi allarmismi durante la campagna elettorale per colpire la giunta di centrodestra della Regione. Anche qui il nostro sindaco, e il suo fido curatore d’immagine, hanno omesso una piccola grande verità che ad urlare contro la chiusura del servizio fu il suo attuale vicesindaco Caponi.

Insomma in meno di due mesi, come era prevedibile la giunta Di Stefano, comincia a delinearsi per quello che è: un caravanserraglio con tanta boria e pochissima qualità. Spariti e azzittiti per un misero posto al sole i “famosi” legulei sempre pronti a fare i moralizzatori. Sparito il civismo etico, divenuto ormai civismo di noialtri. Tutto all’insegna del nuovo che avanza, e tutto in nome di una coscienza senza rimorsi.

Diceva Flaiano: “Un tale, morto, consegnò al suo angelo custode la propria coscienza. Era intatta, senza il più piccolo rimorso”.

“Senza il più piccolo rimorso?” commentò l’angelo che quel giorno era di buonumore: “Che mancanza d’immaginazione”. (Mangiafuoco)

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