La Tazzina di Caffè (corretta)

Cara Tazzina di Caffè,
spesso leggendoti apprezziamo i tuoi graffi e la tua voce roca, altre volte meno, ma sempre cogliamo l’ironia che ti contraddistingue, ma qui fatichiamo a coglierla, sarà perché siamo noi questa volta l’oggetto del tuo intervento… Sai, Tazzina, di errori tutti ne hanno fatti, magari anche perché pressati da minacce di commissariamento da parte dell’Unione Europea che nel frattempo letteralmente “spezzava le reni alla Grecia”, però sarebbe onesto ricordare, e se permetti te lo ricordiamo, che i parlamentari che oggi sono nei nostri gruppi alla Camera e al Senato sono gli stessi che non votarono il Jobs Act e la “Buona scuola”; che si opposero in Parlamento e nel Paese alla riforma costituzionale della Ministra Boschi; che sono disposti anche a votare la fiducia sulla legge sullo Jus Soli; che ritengono che siccome sono stati eletti (pardon nominati), sulla base del programma “Italia Giusta” e lo ritengono tuttora valido e attuale, si oppongono allo stravolgimento che ne ha fatto Renzi una volta conquistata la leadership; che sono usciti dalla maggioranza di Governo perché ritengono inaccettabile una legge elettorale che appare studiata apposta per portare alle grandi intese Renzi-Berlusconi, che impedisce ancora ai cittadini di scegliere; ma tu dici: anche voi siete stati nominati. Vero, avremmo dovuto restare fuori dal Parlamento? Ci avresti dato degli ignavi, dei codardi.

E dici “e poi uno si butta destra“. Eh vedi è proprio per evitare che il Paese si butti davvero completamente a destra che continuiamo pervicacemente e ostinatamente a cercare di mantenere vivo un pensiero, una prospettiva, una speranza di sinistra. Non credi che per i nostri parlamentari sarebbe stato più comodo restare nei ranghi anziché inoltrarsi in mare aperto col rischio di rimanere a casa alla prossima tornata? Roberto Speranza, prima nominato deputato e poi capogruppo del Pd alla Camera, per coerenza si dimise da capogruppo, altri lo avrebbero fatto?

Non temere, dai non fare la renziana col paraocchi: il nostro nemico non è il Pd, è la destra, quella che avanza nel Paese e nella nostra città, quella che se non ne fermiamo anche i piccoli gesti quotidiani rischia davvero di affermarsi. Quanto al Pd sta a lui, non a noi decidere quanto e in che modo decide di essere un elemento progressista e purtroppo i segnali in questo senso non sono incoraggianti. Nelle ultime amministrative ovunque siamo stati all’interno del centrosinistra cercando il dialogo anche con il Pd e così abbiamo fatto anche nella nostra città e continueremo a farlo a patto che di centrosinistra si tratti davvero e, in fondo lo sai anche tu, la coalizione siciliana che sosteneva Micari non lo era, non lo rappresentava.

A noi non piace che il Pd, di cui molti di noi sono stati fondatori e parte attiva, si sgretoli e vada alla deriva, ma non possiamo non prenderne atto e non possiamo (sai non ci riusciamo proprio), a non essere ostinatamente di sinistra e, rassicurati, con noi stessi andiamo davvero d’accordo. Cerchiamo di guardare il Paese con le lenti che crediamo più opportune e adatte, della serie “difficile trovare la strada di notte se giri con gli occhiali da sole”. (Gianpaolo Pietra)


LA RISPOSTA

Siamo lieti di annoverare tra i nostri fedeli lettori Gianpaolo Pietra, militante della sinistra che  fa capo a Articolo Uno, movimento che raggruppa tra gli altri i fuoriusciti dal Pd, che si richiamano a Bersani e D’Alema. La Tazzina che Pietra contesta, partiva da una considerazione relativa ai contenuti, i modi e gli uomini che hanno prodotto la scissione. La divisione è un’endemica malattia della sinistra, spesso abituata  a ragionare nei perimetri intellettuali del proprio agire, senza accorgersi dei mutamenti a volte profondi che caratterizzano la società. Tutte le volte che la sinistra si è mostrata litigiosa e divisiva , la destra ha trionfato. Oggi il pericolo è ancora più accentuato, in quanto la destra che si presenta non è quella liberale conservatrice, ma quella xenofoba , razzista e fascista. Non concentrarsi su questo avversario e limitare la polemica solo ed esclusivamente  verso l’ex compagno di viaggio rappresenta il primo limite grosso.

Il problema caro Pietra, è la credibilità degli uomini. Nel 2013 Bersani portò il PD a quella che Lui defini: ” la non vittoria“. Nell’impossibilità numerica di fare il governo si rivolse al M5s. Abbiamo tutti sotto gli occhi la penosa figuraccia consumata in streaming con i capigruppo pentastellati. Passò la mano a Letta che varò un governo, non con i rivoluzionari nicareguensi, bensì proprio con l’odiato Cavaliere, ricevendo l’approvazione di tutti, Speranza compreso, che lo votò e rimase capogruppo alla Camera. Sappiamo, poi, come sono andate le cose, in un partito, il Pd che per natura e composizione sin dall’inizio non poteva essere ciò che è, e non poteva imboccare una strada diversa da quella che ahinoi sta imboccando.

Lei contesta la legge elettorale perchè prodoma di futuri inciuci col Cavaliere, dimenticandosi che l’inciucio già ci fu, con l’assenso degli scissionisti. Il problema del Pd e della sinistra oggi, non è un futuro inciucio con il Cavaliere, bensì quello di limitare i danni da una competizione elettorale che si presenta difficile se non fatale. Noi, che siamo semplici osservatori, riteniamo la coerenza un dono raro. In un Parlamento normale,  ma a maggior ragione in quello di nominati, quando uno non è d’accordo si dimette e va casa. Questa è coerenza.  Tutto il resto è altro.

La codardia non è nelle scelte radicali, ma in quelle a metà. Una volta nel tanto bistrattato centralismo democratico del Pci, vigeva una regola: quando  si prendeva  una decisione anche a maggioranza la si portava avanti. Dopo l’occupazione dell’Afghanistan, si sviluppò un dibattito acceso nel Pci di Sesto, che vide un membro della segreteria cittadina, da sempre su posizioni amendoliane, critico verso la condanna dell’invasione da parte del  proprio partito. In città fu organizzato un dibattito pubblico sul tema, a cui partecipai come giornalista: bene a rappresentare e difendere la posizione di condanna del Pci sull’invasione, c’era il dirigente dissenziente. Altri tempi, altra politica. (F.P.)

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