Sesto, Paolo Vino al sindaco Di Stefano: il tuo spot sullo stadio era un progetto di sviluppo e lavoro per i sestesi

   di Paolo Vino*

Possibile che tutto debba diventare uno spot per avere due righe sul giornale o un’intervista in TV? Troviamo davvero svilente la strumentalizzazione applicata a un progetto che ha visto molte persone impegnarsi, affinché, considerata la sua importanza in prospettiva, potesse rappresentare un bene di tutti. Mi riferisco ai titoli usciti in questi giorni su quotidiani online e cartacei: “Facciamo lo stadio del Milan a Sesto S. Giovanni sulle ex Falck”.
Una frase “buttata lì”, solo per attirare l’attenzione e accendere i riflettori alle porte di una nuova campagna elettorale. Solo per catturare voti. 

Fa davvero sorridere vedere a corto di idee il primo Sindaco che dopo settantadue anni è riuscito nell’impresa di espugnare la Stalingrado d’Italia, strappandola alla sinistra sestese. Al contrario è davvero triste vedere lo stesso primo cittadino sottrarre una proposta molto importante avanzata da un’altra forza politica e ridurla a spot, per il solo gusto di far parlare di sé. Perché vede, sindaco Di Stefano, la proposta di portare lo stadio nelle ex Falck è un progetto serio, studiato e pensato.

Dietro quella proposta si nasconde, lo ripetiamo, il lavoro di persone che si sono provate nel tentativo di conciliare il concetto di “stadio” (con riferimento quindi all’area Sport) con quelli di “intrattenimento”, “lavoro”, “cultura”, “commercio” ed “eccellenza” a livello cittadino. Quel progetto, Sig. Sindaco, era stato pensato per evitare che “voi” – racchiudendo in questo pronome personale sia le forze di centro-destra sia quelle di centro-sinistra – avallaste l’ennesimo centro commerciale sulle ex Falck (come quello che, ahimè, si farà – perché quel centro commerciale si farà).

Proporre le aree ex Falck per il nuovo stadio del Milan nascondeva dietro di sé un’ambizione ben precisa: ospitare incontri di cartello, dalle partite di serie A ai match di Champions League e partite del Cuore. Lo stesso luogo avrebbe tuttavia dovuto prestarsi nelle intenzioni ad altre finalità, come, ad esempio, spettacoli di teatro e concerti musicali. Contenere al proprio interno un “Museo dello Sport” (Sesto San Giovanni ha sfornato campioni di varie discipline), una zona destinata al “food” e “intrattenimento”, una parte commerciale per la vendita di articoli sportivi. Uno stadio “urbano”, quindi, perfettamente integrato nel territorio e nella vita della città, sulla falsariga del modello lanciato con lo “Juventus Stadium” a Torino.

Da quanto evidenziato più sopra, la proposta formulata dalla Lista Civica Giovani Sestesi avrebbe in sostanza contribuito a creare un indotto. Una “fabbrica” in grado di generare posti di lavoro, perché la gestione delle varie attività previste dentro il complesso avrebbe richiesto l’impiego di diverse persone, in primis tanti concittadini sestesi. Noi della Lista Civica Giovani Sestesi non abbiamo la pretesa di suggerire a nessuno il comportamento da tenere. Un aspetto, però, sentiamo di segnalarglielo, Sig. Sindaco: in occasione delle ultime amministrative, le persone residenti a Sesto San Giovanni hanno dato prova di saper ragionare e decidere. Prima o poi, quindi, se continua con la linea dei “proclami”, anche lei rischia di vivere la stessa parabola discendente a suo tempo sperimentata da chi l’ha preceduta sulla poltrona destinata al primo cittadino.

  • Segretario politico Giovani Sestesi
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Categorie:Attualità, Politica

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