ChiaroScuro / La M5 verso Monza destinata a restare un sogno per mancanza di finanziamenti?

La serata celebrativa svoltasi in villa Reale, a Monza, con la presenza dei sindaci Giuseppe Sala (Milano), Giacomo Ghilardi (Cinisello Balsamo), Roberto Di Stefano (Sesto San Giovanni) e Dario Allevi (Monza) sul prolungamento della linea M5 ora ferma a Bignami sul viale Fulvio Testi, definita di valenza strategica, rischia di restare un sogno irrealizzabile per mancanza di soldi.

L’opera è certamente importante non solo per mettere in connessione i comuni confinanti con Milano con maggiore densità demografica ma anche per snellire il traffico veicolare che rischia di collassare in previsione di altre opere previste sull’area Bettola di Cinisello dove già è segnato il capolinea della MM1 che da Sesto Primo Maggio dovrebbe arrivare entro poco tempo visto che questo tronco di metropolitana è in essere da troppi anni ed è costato troppi soldi con fallimenti e stop dei cantieri tali da battere qualunque limite di tolleranza umana.

  Ma c’è un problema: quello dei soldi. Ed è maledettamente problematico visto che il costo dell’opera è stato calcolato in un miliardo e 250 milioni di euro. Una cifra enorme, che dovrebbe finanziare il governo in gran parte. Secondo lo studio il 28% del totale (350 milioni) sono da ripartirsi tra la Regione Lombardia ed i comuni interessati. Il punto è proprio questo: dove troveranno i soldi i comuni già indebitati che non hanno nemmeno il necessario per fare funzionare i servizi principali e per le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria in base a tutte le proprie necessità?

Prendiamo il caso di Sesto, che ha dichiarato il predissesto finanziario e fatica a reperire i soldi necessari per amministrare la città garantendo in forma sufficiente tutti i servizi al cittadino e le strutture di utilizzo come strade, scuole, impianti sportivi, ecc…Sarà in grado l’amministrazione  sestese di partecipare economicamente nella sua parte di decine di milioni di finanziamento alla M5? I dubbi ci sono e non si vede all’orizzonte una possibilità per invertire la rotta. A meno che i lavori sulle ex aree Falck daranno un gettito tale da ripianare la cassa e investire in infrastrutture come la MM. Una risposta non c’è, per ora. Il rischio che il prolungamento resti un sogno nel cassetto è molto più vicino alla realtà. O il gioco di squadra costringerà il governo a trovare i soldi per realizzare l’opera? La prima fermata ora è Roma, sarà anche l’ultima?

 



Categorie:Attualità, Politica

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