PENTAGRAMMA POLITICO / La foga ideologica dell’assessore Lamiranda lo porta a celebrare un Amarcord sulla legalità fuori tempo massimo e siede in una Giunta con un condannato per danno erariale

   I social sono diventati il palcoscenico preferito dei politici, perché possono dire quello che vogliono liberamente, senza filtri. Seguendo i social si leggono notizie vere, alcune false, altre inopportune. Fuori tempo e fuori luogo. Come quella letta nei giorni scorsi e pubblicata dall’assessore Antonio Lamiranda. L’esponente di Fdi, ha ritenuto convenevole “celebrare” una notizia fuori dal contesto attuale.

L’8 dicembre, festa dell’Immacolata, l’assessore pubblica sul proprio profilo un amarcord, facendo riferimento ad un brano del libro “Il sistema Sesto, storie di tangenti nell’ex Stalingrado d’Italia“, riportando un testo di considerazioni dell’autore del 20 luglio 2012, un anno dopo il caso. L’assessore riporta i nomi delle persone coinvolte e si crogiola nel ricordo di quell’estate bollente, passata al telefono a concedere interviste sotto l’ombrellone. E via a ripetere concetti e nomi che appartengono al passato con delle sentenze di assoluzione per tutti gli imputati perchè “il fatto non sussiste“, tranne alcuni passati per il patteggiamento, per contesti diversi verificatesi al momento dell’inchiesta.

Il patteggiamento non è una ammissione di colpa, ma un modo per uscire da un processo dove le varianti di rischio per dimostrare la propria innocenza sono lunghe e dispendiose oltre che terribili sul piano psicologico per la detenzione preventiva. In situazioni del genere la persona coinvolta dovrà fare “l’impossibile” per dimostrare la verità; opposta o distante da quella rappresentata dall’accusa. E spesso si fanno scelte dolorose. Ma la sentenza finale sul sistema Sesto si conclude con l’assoluzione perché il fatto non sussiste. E se vale per alcuni, vale anche per altri che hanno pagato ingiustamente, visto che si tratta della stessa inchiesta.

Bene. Comunque sia la giustizia, come si dice, ha fatto il suo corso. Le persone coinvolte sono fuori dalla scena politica. E allora è spontaneo chiedersi perché l’assessore Antonio Lamiranda ha voluto proporre questo amarcord. Proviamo a dare una risposta, usando lo stesso metodo o filosofia di comportamento sul piano politico e umano.

Antonio Lamiranda è stato consigliere comunale per molti anni, rendendosi protagonista di battaglie per la legalità e la coerenza politica. Infatti lui è passato dal Msi ai Fdi per la trasformazione naturale degli eventi politici. Tuttavia alle ultime elezioni Lamiranda è risultato un “trombato”. Gli elettori non hanno permesso al suo partito nemmeno di conquistare il quorum per un seggio in consiglio comunale. Bocciato tutto tondo. Fdi ha avuto il 2.30% con 662 voti di lista e Lamiranda ne ha avuti 85 restando fuori. Eppure ora siede al tavolo della Giunta per un accordo extrapolitico tra lui e il sindaco Roberto Di Stefano, che l’ha scelto a entrare nella squadra, pur essendo stato bocciato dai sestesi del suo partito.

Sempre facendo lo stesso ragionamento nella macchina del tempo ci chiediamo com’è possibile celebrare l’amarcod di un evento giudiziario passato e senza nessuna attinenza col presente, proprio lui che fu coinvolto in un grave fatto giudiziario per la morte di un tifoso allo stadio San Siro, durante la partita Milan-Roma finita 4-1. Nel libro “Cuori tifosi, quando il calcio uccide. I morti dimenticati degli stadi italiani”, pubblicato nel 2010, c’è l’accorato appello di una madre che vide il figlio morire e chiede di sapere la verità. Nello stesso libro c’è scritto che sul fronte giudiziario tre milanisti finiscono in carcere per concorso in omicidio e il sostituto procuratore Daniela Borgonovo manda in cella Antonio Lamiranda, classe 68, figlio di un facoltoso farmacista, studente al 2 anno di giurisprudenza e altri due.

La madre del ragazzo morto dichiara: “C’è stata una manifesta ostilità nelle testimonianze vaghe e contraddittorie nelle varie udienze. Un processo penale concluso troppo in fretta con una sentenza incapace di individuare e punire materialmente i responsabili delll’agguato che costò la morte di mio figlio…”. Antonio Lamiranda sarà assolto per insufficienza di prove. Anche questo fu un episodio grave. E occorre rispettare le sentenze. Senza autocelebrazioni.

Sul piano politico non è che il passato sia migliore per abilitare un atteggiamento come quello tenuto da Lamiranda l’8 dicembre. Tra Lamiranda e Di Stefano consiglieri ci sono state battaglie e lancio di pietre sulla centrale di cogenerazione del Pil Marelli vicina all’elettrodotto di via Adriano. Un botta e risposta che vide Di Stefano affermare: “Valuto l’intervento di Lamiramda come un tentativo di diffamazione della mia persona e dell’attività politica che svolgo a Sesto e ciò dimostra che chi come me vuole fare del bene sul territorio dà fastidio rispetto a chi (Lamiranda) rappresenta la politica fatta di legami con gli interessi economici presenti sul territorio…”.

Ma la legge fisica, anche in politica risulta vincente così i due che da consiglieri si odiavano ora si sono accoppiati e vanno d’accordo per dire che #siamodoversi #sestostacambiando. Cambiando al punto che l’assessore Lamiranda che si batte con tutte le sue capacità politiche a fustigare i non regolari e soprattutto combatte la legalità tutto tondo oggi siede allo stesso tavolo dove il segretario comunale Mario Giammarrusti, secondo quanto ricordato dal servizio di Milena Gabanelli sul Corriere della Sera, ha una condanna definitiva del TAR per danno erariale nel comune di Limbiate. La condanna di Giammarrusti risale al 2011 e la sentenza prevedeva di risarcire 175mila euro assieme al sindaco di Forza Italia Antonio Romeo. Ora Giammarrusti è segretario comunale scelto da Roberto Di Stefano ed è figura di garanzia per prevenire la corruzione nell’ente pubblico.

Tutto questo porta all’apoteosi dell’Amarcord, vero Lamiranda? (Mangiafuoco)

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Categorie:Politica, Varie

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