PENTAGRAMMA POLITICO / Maggioranza e opposizione in conflitto permanente ma i problemi sono all’ordine del giorno

 La politica, parola magica che serve a orientare ogni decisione presa in nome e per conto della comunità. In teoria chi pratica politica promette di risolvere i problemi sociali e trovare rimedio a quelle strutturali, per poi dimenticarsi al momento di realizzarli. La politica riflette il comportamento della società. Che poi siamo tutti noi. Con i difetti della quotidianità. Singolarmente ognuno cerca di distinguersi, di darsi un’etica. Il giochetto a volte funziona.

L’uomo, per natura è votato ad una vita comunitaria, a differenza degli animali non solo per istinto ma per ragionamento di convivenza sociale e per l’aspetto organizzativo. Insomma stare insieme è vantaggioso per tutti. E allora esce spontanea la domanda: perchè maggioranza e opposizione non trovano mai una linea comune su nessun argomento? Forse perchè gli uomini si raggruppano solo per tutelare i propri interessi? Per avere dei vantaggi rispetto a chi non ha potere decisionale? La famiglia che è il primo nucleo della società è formata da padre, madre e figli dove ci si confronta, litiga ma poi si opera per il bene della famiglia.

Bene: l’aspettativa è di vedere forze di maggioranza e di minoranza impegnate ad un confronto serrato, ma costruttivo. La politica viva sarebbe quella dove chi vince con il consenso dei cittadini ha il comando e deve portare avanti i programmi e i progetti che evolvono la città nel suo insieme, mentre l’opposizione dovrebbe non contrapporsi con un’azione fine a se stessa ma contribuire a trovare le idee giuste e farle realizzare in stretta collaborazione e non in antagonismo elettoralistico.

Tutto questo non avviene e lo spettacolo che abbiamo sotto gli occhi è deprimente. Sesto San Giovanni non si sottrae a questo esercizio autolesionista con la maggioranza variegata che perpetua un atteggiamento che andava bene dopo l’ubriacatura della vittoria di due anni fa, mentre oggi è fuori luogo. Una maggioranza deve agire con le proprie idee e capacità senza appellarsi ogni volta alle carenze di chi è stato al suo posto nel passato e trovare ad ogni iniziativa la scusa dell’eredità come giustificazione per poi esaltarsi anche con le opere che vanno a conclusione del vecchio programma, di quella stessa giunta tanto vituperata.

A sua volta i partiti di minoranza non dovrebbero mettersi su un piedistallo di opposizione assoluta e di difesa dagli attacchi strumentali, ma dovrebbero ammettere le proprie responsabilità quando sono evidenti e suggerire soluzioni percorribili per continuare ad affrontare i problemi che la città presenta in modo risolutivo e non di puro antagonismo, rinfacciandosi situazioni che al cittadino non interessano. Utopia?

Allo stato dei fatti sì. Aggravata dal comportamento di entrambi gli attori (maggioranza e minoranza) che non si affrontano in modo propositivo nelle Commissioni e nell’aula consiliare dove si dibatte e si cresce insieme per il bene della comunità, ma è quello di insultarsi reciprocamente su ogni pretesto attraverso i social che hanno preso il posto delle sedi istituzionali.

La politica è uscita dalla casa naturale che è il Comune come luogo di dibattito per entrare di prepotenza sui social dove si sono creati i supporter di una o l’altra fazione che ad ogni annuncio premono il tastierino del “mi piace” o lanciano commenti tenuti in memoria con il copia e incolla, senza leggere il contenuto della notizia.

Un modo di agire che ha impoverito la politica e la capacità di confrontarsi per la crescita della comunità intesa come tutta la città. Oggi si decide con un messaggio su facebook se stare da una parte o dall’altra, per poi guardarsi attorno e accorgersi che qualcosa ci sta sfuggendo e che il mondo che leggiamo non corrisponde a quello reale. L’unico risultato certo che si raggiunge è quello degli insulti elevati al quadrato e l’odio in aumento tra tutti.

Crediamo che tutto questo sia la sconfitta generale perchè la politica esalta e distrugge ogni cosa in modo veloce, ma quello che resta sono i danni causati da questo modo di fare politica. Gli attori principali per dare una svolta sono i rappresentanti della politica, che dovrebbero usare toni e modi più civili e meno divisivi. O l’avventura di Renzi non ha insegnato niente? (R.R.)



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