Città Metropolitana stenta a decollare e chiede al Governo una revisione della legge Del Rio

  NORDMILANOVi ricordate la vecchia Provincia? Sostituita da Città Metropolitana ha creato solo danni. La legge Del Rio che istituiva le aree metropolitane abolendo le provincie intanto non è stata applicata in tutta Italia ma solo in alcune regioni e Milano è stata tra le prime a liberarsi della vecchia Provincia per dare vita a Città Metropolitana, di cui il sindaco di Milano Giuseppe Sala è il presidente.

Il vero problema di questa trasformazione è stato all’origine: la Provincia ha passato il testimone a Città Metropolitana per quanto riguarda la struttura del personale, con problemi di ricollocamento e impiego ma non ha garantito la parte del Bilancio e dei soldi che sono la base per mantenere i lavori di gestione della manutenzione e degli interventi urgenti in scuole e strade di competenza di Città Metropolitana. Il risultato è stato che la ex Provincia sembra uscita con le casse vuote e Città Metropolitana non ha abbastanza soldi per avviare il programma di normalizzazione e il tutto si ripercuote sui cittadini con strade piene di buche, scuole colabrodo e cadenti, alberi da potare e tanti altri deficit.

Ora nella sua ultima seduta il consiglio di Città Metropolitana ha votato un ordine del giorno:

Il Consiglio metropolitano ha approvato all’unanimità un Ordine del giorno che chiede al Sindaco di impegnarsi, nei confronti del Governo e del Parlamento, per l’affermazione del ruolo delle Città metropolitane nel sistema delle autonomie locali, nel regionalismo differenziato e nella dimensione europea, per entrare nel merito di una profonda revisione della Legge 56/2014 (cosiddetta Delrio).

Il presupposto è la necessità di riconoscere un ruolo differenziato alle Città metropolitane rispetto alla generalità degli enti di area vasta, vista la complessità e la peculiarità dei grandi territori metropolitani italiani. Si chiede dunque di intervenire su diversi punti:

  1. Semplificare i livelli di governo.
  2. Favorire il raccordo con lo Stato e le Regioni.
  3. Dare rilievo alle Città metropolitane nei processi di attuazione del regionalismo differenziato.
  4. Riconoscere funzioni e competenze esclusive e un adeguato loro finanziamento.
  5. Modificare l’assetto istituzionale con l’introduzione di una Giunta che affianchi il Sindaco metropolitano.

“Sono passati ormai cinque anni dall’approvazione della legge ed arrivato il momento di intervenire” – dichiara la vicesindaca metropolitana Arianna Censi – “chiediamo di dare alle Città metropolitane gli strumenti e le risorse per svolgere al meglio il delicato ruolo di motore del territorio e di raccordo con i Comuni.”

“Al di là degli schieramenti” – dichiara il presidente della Commissione Affari generali Angelo Antonio Di Lauro – “credo che l’unità di intenti tra le forze politiche per dare più forza alla Città metropolitana sia giusta e vada nella direzione di un miglioramento dei servizi ai Comuni del territorio e ai cittadini. 

I cittadini, ultima ruota del carro, aspettano con fiducia mentre intanto pagano i disagi di questa macchina che stenta a decollare.



Categorie:Attualità, Politica

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