La Tazzina di Caffè

 ® Le città per vivere devono camminare. Essere capaci di innovarsi utilizzando gli strumenti tecnici politici per rispondere al presente e costruire il futuro, senza esserne schiavi. Non è sempre così, anzi per la maggior parte dei casi non è cosi.
Alla crisi del modello fordista non ha corrisposto un’economia produttiva post industriale, ma una forte terziarizzazione delle città, nata sulla spinta di un’illusione tecnologica, spesso durata lo spazio di un mattino, per la debolezza del suo stesso essere. Il sostegno ad una terziarizzazione che abbia futuro, non può che prescindere dal modello di società che si intende costruire.
Gli strumenti di pianificazione, se vogliono corrispondere a queste esigenze, non possono e non devono essere rigidi, spesso dogmatici come purtroppo è avvenuto e avviene. Ma non possono ridursi nemmeno all’uso alla “bisogna” secondo spinte e controspinte, senza una lucida visione di analisi e programmazione.
Si potrebbe fare molto di più a Sesto, capitale del fordismo italiano e successivamente vittima della sua crisi. Invece chi di dovere discute ancora sull’altezza dei nuovi insediamenti residenziali e nemmeno una parola su come riempire i vuoti urbani con un nuovo indirizzo economico produttivo.
Ci si esalta di aver spostato gli oneri di urbanizzazione dai nuovi insediamenti alla città  costruita, dimenticando che una volta insediate qualche decina di migliaia di nuovi cittadini, il problema di mancanza di servizi si riproporrà in tutte le sue drammatiche forme. Ciò che è impressionante è che non esiste uno straccio di progetto di coniugazione urbana tra la città esistente e quella in divenire.
Si va verso il declassamento di Sesto da città a periferia, che senza un disegno politico, economico-produttivo e sociale ma soprattutto senza idee si avvia ad essere un nuovo quartiere di Milano. In mancanza di idee, le città diventano schiave degli strumenti  urbanistici, presentati come funzionali e razionali.
Per la serie: “Parlare di urbanistica razionale è tautologia“.  (A.R.)


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